Il bambino con il pigiama a righe.
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L’olocausto e’ una ferita umana e storica che ha sconvolto l’intera storia umana. Tribunali, storici, politici, cineasti: tutto il mondo, in ogni sua forma espressiva, ha cercato negli anni di spiegare, giustificare, supplicare il perdono per l’accaduto. In particolare il cinema ha cercato di raccontare i tragici eventi della “Soluzione finale” per “Non dimenticare” attraverso anche ottimi film, pluripremiati, come “Schindler’s List” di Steven Spielberg e “La vita e’ bella” di Roberto Benigni.
Molti altri film hanno trattato l’argomento, stancando un po’ il pubblico.
“Il bambino con il pigiama a righe”, tratto dall’omonimo romanzo dell’irlandese John Boyne, e’ l’ennesimo film, poco riuscito, sull’Olocausto. Il film narra l’Olocausto visto con gli occhi di un bambino di otto anni.
Il bambino e’ Bruno (Asa Butterfield), felice e spensierato figlio di un ufficiale nazista che vive a Berlino negli anni quaranta. Il gerarca nazista viene promosso e con la sua famiglia si deve trasferire in campagna. Il piccolo Bruno, così, deve salutare la sua agiata casa ed i suoi amici. Si ritrova in un posto desolato in cui si annoia. Spinto dalla curiosità e contrariamente alle indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore, Bruno esplora il vicinato. Scopre casualmente una “fattoria”, che in realtà e’ il campo di concentramento di Auschwitz, e conosce Shmuel (Jack Scanlon), il ragazzo dal pigiama a strisce, suo coetaneo. L’incontro diventerà ben presto un’amicizia innocente e pura. I due ragazzi appartengono a due mondi opposti: uno alla società dei carnefici, l’altro a quella delle vittime. La loro realtà e’ divisa solo da un filo spinato, che però non ostacola, neanche nel gioco, i due giovani protagonisti. Bruno scoprirà che la realtà che lo circonda e’ diversa da quella che gli adulti gli raccontano, e che la sua amicizia avrà delle conseguenze terribili.
A metà tra la favola per bambini ed il crudo realismo, il regista Mark Herman cerca di non soffermarsi sui particolari ma cercare il riflesso della storia negli occhi di Bruno. L’adattamento cinematografico del libro risulta difficile e scarno. Vengono saltati interi dialoghi, mancano le ricostruzioni psicologiche dei genitori del protagonista come dei passaggi importanti per lo sviluppo della storia. Così il film risulta mancante, zoppicante sotto molti aspetti.
Cerca di essere melodioso ma cade nella lentezza, cerca l’originalità’ ma scade nel solito finale con “la camera a gas”, vuole essere incisivo ma risulta solo noioso.
Temi storici, descrizioni di un’epoca buia come e’ stata quella dell’Olocausto, non e’ così facile e banale come può sembrare. Non si vuole dimenticare quello che e’ successo, ne sminuire l’importanza e la tragicità degli eventi, ma il cinema dovrebbe far riflettere e non annoiare.
Nonostante il titolo, sicuramente, non e’ un film adatto ai bambini, o alle famiglie.
Dicembre 20th, 2008 at 6:29 pm
la solita storia…gia’ la vita e’ bella di benigni a me non era piaciuta…poi questo! ma quando la finiranno? se dovessero fare film su tutti i massacri della storia, non basterebbero un anno di programmazione!
Gennaio 2nd, 2009 at 9:11 pm
e quidni? che vuoi dire? che commento è?
e le storie d’amore quindi non si fanno?
ma dai…
Gennaio 9th, 2009 at 8:48 pm
Io non credo che sia stato un film banale, anzi, a me e alla mia famiglia è piaciuto tantissimo.Sinceramente non ci aspettavamo questo finale e poi vedere quella realtà con gli occhi di un bambino penso sia una novità.
Gennaio 10th, 2009 at 4:22 pm
anche a me e’ piaciuto..l’ho trovato interessante e diverso dai soliti film sull’olocausto. Credo che si aimportante continuarne a parlare anche oggi, per poter imparare a non ripetere gli errori del passato.
Gennaio 28th, 2009 at 9:09 pm
Vorrei rispondere brevemente a marco:L’ignoranza non ha mai fine…
il secondo conflitto mondiale è rimasto nella storia sopratutto per la ferocia e la barbaria di cui solo l’uomo è capace.
Sono stati Uccisi milioni di Ebrei oltre a tantissimi soldati e tutti o almeno il maggior numero nei modi più sadici possibili e sopratutto senza che loro potessero avere alcuna sorta di scelta.
Vai a vederti Vacanze di Natale che è meglio!
Cmq tornando alla storia,ho appena finito di leggere il libro…una storia triste,non solo commemorativa,su come sia stata la vita di quel tempo e come vista dagli occhi innocenti di un bambino…ma la cosa bella è stata per me sapere che In ogni tipo di asperità la luce è sempre presente…e in questo caso sono stati 2 bambini a tenerla viva.
ciao
Febbraio 20th, 2009 at 6:39 pm
(riferito a Marco)…forse è meglio che vai davvero a vedere vacanze di Natale come dice “cris”…ma dove lo tenete il cuore???? mah…cmq film stupendo!! ciao