Settimo cielo: Commenti del regista Andreas Dresen.
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“Come se fossero giovani. Volevo raccontare una storia d’amore come se i protagonisti fossero giovani, perché mi sembrava che l’argomento non fosse mai stato trattato al cinema. Mi sono sempre chiesto come mai gli anziani al cinema e in TV vengono sempre ritratti con un’aria sentimentale o in storie che sono la rappresentazione a metà tra il romantico e il gentile di un freddo approccio a un sentimento specifico. Una maniera sciatta, servile e kitsch di presentare le cose in cui nessuno veramente appare, ma tutto è offuscato o bloccato, un modo di fare che mi annoia. Gli anziani normali, quelli con le rughe, che invecchiano con dignità e che semplicemente non rispondono più a quell’immagine di bellezza e gioia tipica della gioventù, non sono affatto rappresentati. A loro non si concedono le emozioni forti, né la sessualità. Questo tipo di consapevolezza. Alle donne di questa età viene concessa questa consapevolezza molto meno che agli uomini e noi vogliamo che la protagonista prenda una decisione importante, non compromettente. Lei infatti lascia il marito per un uomo ancora più vecchio e prende una decisione molto sofferta. Tutti i comuni cliché sono ribaltati in questa storia. Alla fine, Settimo cielo è un film sul sesso e sull’amore tra due anziani ma anche il racconto di una normalissima storia d’amore e sofferenza e sulla difficoltà di sopportare la paura dell’amore. D’altro canto la vecchiaia rappresenta una differenza decisiva. Una cosa è lasciare o essere lasciati a 40 anni. Altro affare è se succede dopo 30 anni di matrimonio a 70 anni. Le conseguenze in questo caso sono molto più drammatiche per tutti coloro che sono coinvolti perché sono cariche di esperienza e vita vissuta insieme. A 70 anni non si ha la fiducia in sé stessi per lanciarsi in qualcosa di nuovo o trovare qualcun altro. E poi, non c’è più molto tempo.
Sesso e nudo. Ho detto subito: ci saranno scene di nudo; non voglio scene di sesso pudico. Abbiamo visionato vari film come “Nell’intimità” di Patrice Chéreau. Naturalmente è necessario che tutti, soprattutto gli attori, siano di mente aperta. Mi sono subito reso conto che era una cosa normale e rilassata, non avevo alcun dubbio che potessimo raccontare la storia in questo modo anche se ancora non avevo idea di come avrei girato le scene di sesso. Siamo stati chiari sin dall’inizio, affrontiamo l’argomento nei primi cinque minuti così poi possiamo concentrarci sull’essenziale.
Le mie inibizioni. Naturalmente io avevo le mie inibizioni sulle scene di sesso. Beh, stavamo affrontando l’argomento con un’altra generazione. E’ per questo che ho detto agli attori di fare le prove semivestiti. Tuttavia, già alla prima prova gli attori si sono tolti tutti i vestiti, anche loro volevano sbrigarsi a lasciarsi la cosa alle spalle. Ho dovuto imparare ad utilizzare un tono molto obiettivo, realistico e concreto. Odio le scene di sesso che restano sul generale, sono pompose. Volevo vedere esattamente quello che succede in quel momento, come regista penso di doverlo comunicare chiaramente. Invece come spettatore volevo avere la sensazione di capire cosa stesse succedendo e che non stessi osservando una forma generica di sesso. Questo proprio non dovevo mostrarlo.
L’espressione non verbale. Sorprendentemente in alcune fasi di una relazione, le parole non sono necessarie. Se sei sposato da 30 anni esprimi quasi tutto in maniera non verbale; anche quando l’amore è giovane non c’è bisogno di molte parole. Nella prima mezz’ora del film c’è solo una pagina di dialogo. Più tardi, quando scoppia il conflitto, le parole iniziano a comparire ma sfortunatamente non aiutano a far luce sulla situazione in nessun modo; al contrario creano solo scompiglio.
Pochissimi fronzoli. La storia è semplicissima; tutti lo sanno, può essere riassunta senza alcuno sforzo in due frasi. In questo modo si lascia all’immaginazione dello spettatore la possibilità di farsi coinvolgere utilizzando le sue associazioni ed esperienze. Credo di non aver mai raccontato una storia in maniera tanto minimalista. Ci sono pochissimi fronzoli e quasi nulla di superfluo, sia riguardo all’estetica e il contenuto sia per quanto riguarda la drammaturgia.”
Fonte: PressBook