Cherì: Ricreare il periodo storico.

<michelle-pfeiffer-in-un-immagine-pittorica-di-cheri-107641 “Considerato uno dei registi più generosi quando si tratta di collaborare con i responsabili del suo gruppo creativo, insiste sul grande contributo che la fotografia, la scenografia e i costumi hanno dato alla riuscita del film. Quelli che hanno lavorato con lui sanno peraltro quanto cruciale sia stato l’input che ha dato alla riuscita del film. Il compositore Alexandre Despalt ci racconta: “Dice di non conoscere affatto la musica o il design. Mente spudoratamente. Stephen sapeva benissimo dove il film lo avrebbe condotto e come doveva apparire una volta che tutti i pezzi fossero combaciati. Con la musica, per esempio, non mi ha mai chiesto di cambiare questo accordo o quella nota, ma diceva rendila più sporca o più selvaggia o dagli molto più brio. È completamente preso da quello che fa”. Chéri rappresenta la prima collaborazione tra il direttore della fotografia Darius Khondji, vincitore di un Oscar e . “Stephen è un regista con un gran senso visivo,” dice Khondji, “sa quello che è giusto o sbagliato per valorizzare al meglio l’atmosfera del film e al contrario di altri registi non parla di inquadrature o posizioni della telecamera. Con Stephen ciò che conta è quello che il film esprime. Abbiamo parlato molto del , dell’atmosfera e dell’aspetto, delle sensazioni che il film doveva far venire fuori. Le nostre discussioni si concentravano sui lavori di Max Ophuls, Jean Renoir e Il Conformista di Bertolucci, così come sui ritratti degli impressionisti, seppure di un periodo diverso. Colette è dopo tutto una scrittrice impressionista anche se singolare. Non ho mai provato a mimare un ritratto, quello che volevo era solo un riferimento subliminale all’arte, un modo per catturare il mood perfetto”. Il film è ambientato nel 1906, periodo in cui l’Europa stava attraversando un periodo di transizione verso l’inizio dell’era moderna. Su questo punto ha giocato molto Khondji. “Madame Peloux è ancorata al passato, al contrario Léa guarda al futuro. Questo contrasto tra i loro personaggi ha portato all’utilizzo di una diversa illuminazione a seconda di chi delle due padroneggiava la scena. Ad esempio, nella casa di Lèa le riprese sono luminose, soft, mobili. Di riverso, nella casa di Madame Peloux, molto più cupa e oppressiva, colma di costosi ma volgarissimi oggetti le riprese sono statiche e pesanti”.
Lavorare al film ha portato molte soddisfazioni al direttore della fotografia. “Non pensavo di
trovare così stimolante girare a Parigi!” dice Khondji. “Forse è dovuto all’ambientazione del film o
all’approccio lavorativo di Stephen, ma questo film si è dimostrato molto più coinvolgente di tutti
quelli che ho fatto in precedenza”. Alan MacDonald, con cui Frears ha lavorato alla realizzazione di The Queen, riveste la carica di responsabile dei costumi. MacDonald si è documentato sul periodo in cui il film si svolge e ha trovato l’ispirazione per creare i contrasti che si evincono tra il mondo di Léa e quello di Madame Peloux. “Ho realizzato che stavamo trattando un periodo di grandi innovazioni e cambiamenti,” dice MacDonald. “Siamo soliti pensare a noi come innovatori, ma cento anni fa la società di quel tempo andò incontro a cambiamenti radicali, come ad esempio lo sviluppo della rete ferroviaria, dell’elettricità, della fotografia e infine le macchine e il telefono, solo per citare alcune delle grandi innovazioni che cambiarono per sempre la vita dell’uomo. Madame Peloux non accetta il cambiamento e lo rifiuta. Invece Léa, donna eclettica e risoluta, ne comprende la forza e lo accoglie di buon grado”.
Tra gli altri esterni ricordiamo l’Hotel du Palais a Biarritz, dove Lèa si rifugia e l’Hotel Regina a
Parigi, Sain Etienne du Mont, la chiesa dove Chéri ed Edmée si sposano e il leggendario ristorante
Maxim funge da base per il Restaurant Dragon Bleu, dove Chéri trascorre i suoi pomeriggi con il
suo migliore amico Vicomte Desmond.
L’elemento conclusivo alla riuscita del film è stato aggiunto dal compositore Alexandre Desplat, la
cui colonna sonora per il film The Queen gli ha permesso di vincere un Oscar. Traendo spunto
dalla musica presente in nei primi anni del ventesimo secolo e da artisti come Sain-Saëns,
Debussy e Ravel, così come dalle contaminazioni delle correnti orientaliste e mistiche con cui l’arte
e la cultura del tempo vennero a contatto, Desplat ha creato una colonna sonora che combina la
raffinatezza della grande composizione francese con l’esotismo dei violini cinesi. “La miglior colonna sonora riesce a esprimere le emozioni che ovviamente non si vedono dallo schermo,” spiega Desplat. “Il personaggio di Chéri è molto malinconico, sensibile e chiuso, non conosce la vita, tende a seguire la corrente e non è molto intraprendente se non in campo sessuale.
Non è stato soltanto la sceneggiatura a inspirare Desplat, ma soprattutto l’intenso e sofferto rapporto
nato tra i due protagonisti del film. “ e hanno una grandissima
affinità,” dice il compositore, “e non sarei riuscito a realizzare la colonna sonora senza la finezza e
la forza emotiva della loro recitazione”.
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