Raul Bova si racconta nel film “Sbirri”.

official site sbirri“Ho passato un mese, a Milano, la capitale delle nuove droghe per vedere e capire. Il regista Roberto Burchielli ha trasformato questa incredibile esperienza in un film: “Sbirri”. Io, travestito, completamente camuffato, ho vissuto fianco a fianco con gli uomini della Mobile di Milano. Nell’action-movie che segue da dentro le operazioni antidroga, gli arresti, gli interrogatori sono un giornalista, Matteo Gatti. Il nome è stato scelto in omaggio a Fabrizio Gatti de “L’espresso”. Quando a settembre 2005 Burchielli con la troupe di H24 riprendeva in segreto la vita all’interno del centro di Lampedusa, filmò senza saperlo Fabrizio Gatti che, col nome di Bilal, si era finto clandestino ed era recluso tra gli immigrati. Leggi tutto »

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Un gioco da ragazze: CENSURATO!

rom2.jpggirls.jpg“Un gioco da ragazze” e’ il primo film del regista , adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Andrea Cotti. Il film partecipa, in concorso, al Festival Internazionale del Film di Roma 2008, è stato presentato in anteprima mondiale il 25 ottobre 2008 e uscirà nelle sale il 7 novembre.
La critica lo ha ferocemente condannato, la commissione ministeriale lo ha censurato.
Come “Albakiara”, anche “Un gioco da ragazze” ritrae la gioventù moderna, viziata e senza valori.
Elena (), Michela (Desirée Noferini) e Alice (Nadir Caselli), figlie dell’alta borghesia di una ricca città di provincia, sono studentesse di diciassette anni che frequentano una privata. Sono belle, ricche, fashion addice, tossiche e anoressiche, fan di personaggi come Paris Hilton o Kate Moss.
La diviene il loro palcoscenico quando arriva un nuovo professore, Mario Landi (Filippo Nigro). Il giovane professore cerca di cambiare le regole del gioco, vuole combattere il ed infondere qualche ideale ai suoi . Ma la banda non e’ d’accordo, ed il professore cade vittima del loro gioco. Il film ritrae una realtà molto triste: giovani allo sbando, senza ideali né coscienza, senza cultura né religione, in un mondo senza adulti.
Il film e’ stato vietato ai minori di diciotto anni, per i suoi contenuti e “l’atmosfera che crea”. La società di distribuzione, la 01, ha già presentato ricorso urgente contro il divieto ai 18. Una limitazione che non solo taglia fuori il pubblico di , ma impedisce parte della campagna promozionale: niente spot in tv, niente trailer “attaccati” alle pellicole che vanno nelle sale.
Uno degli sceneggiatori, Sandrone Dazieri sul suo blog, critica fortemente la censura affermando che molti film demenziali, come i cinepanettoni, o quelli estremamente violenti non vengono mai censurati, al contrario del suo film che e’ stato vietato perché “è considerato “pericoloso” per le giovani menti. Diseducativo. Come se il cinema dovesse sostituirsi alle famiglie, ai professori, ai preti… ” Condividere l’opinione dello sceneggiatore e’ facile: e’ più diseducativo portare un teenager a vedere atroci violenze e scene di sesso sul grande schermo o questo film? La censura e’ molto opinabile, dato che non si capisce con quali criteri operi.
Inoltre lo sceneggiatore mostra il suo malcontento perché afferma che il film era proprio per quei giovani che non potranno vederlo. Ritengo che un film del genere non sia per i giovani, ma per i loro genitori. Sono proprio quegli stessi adulti, quelli assenti nella pellicola, che dovrebbero affollare le sale cinematografiche per vedere chi e cosa sono i loro figli. I giovani già lo sanno, dato che si identificano con le protagoniste del film.
, , anoressia: ma sono proprio così i giovani d’oggi?

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Albakiara: solo sesso e droga per i giovani del nuovo millennio.

la_locandina_del_film_albakiara_89522_cropped.jpg“Albakiara” e’ il primo lungometraggio del regista esordiente Stefano Salviati.
Il riferimento esplicito del titolo e’ alla canzone di Vasco Rossi, “Albachiara”. Se la canzone di Vasco si riferiva ad una ragazza degli anni ‘70, profondamente ingenua, romantica e dolce, quella del film di Salviati e’ completamente l’opposto.
Albakiara è il nickname di Chiara (Laura Gigante), la protagonista, una ragazzina con il visino angelico, disinibita e senza scrupoli morali. Chiara frequenta il liceo, ma non le piace studiare e riesce ad essere promossa solo grazie a trucchetti e mezzucci. Si veste alla moda ed adora le “le serate gangster” passate con le amiche a base di , e ’n roll. Chiara ama Nico (Davide Rossi), uno studente universitario che per passione fa il dj. Per guadagnare soldi, Nico ha creato un sito porno: armato di webcam si filma mentre fa con alcune amiche. Chiara viene coinvolta in una storia di che ha per protagonisti un poliziotto corrotto () e tre piccoli malavitosi (, Dario Bandiera e Fabrizio Sabatucci).
Così il regista Stefano Salvati descrive la generazione K, i giovani d’oggi, dediti solo al sfrenato, ad ubriacarsi di anfetamine e cocaina. La società che li circonda e’ cieca: genitori totalmente assenti, insegnanti superficiali, mass media che li ritraggono truccati da adulti e felici nei loro jeans firmati. Sono giovani allo sbando: il loro unico valore e’ il denaro, facile e veloce. Così e’ giustificata la gara di orale o le orge davanti alla webcam per guadagnare soldi via internet.
Il regista stesso ha dichiarato di esser rimasto frastornato dalle sue indagini preliminari alla realizzazione della pellicola. Infatti, ha dichiarato che “quando ho intervistato circa 800 ragazzini, dai sedici ai diciotto anni, tra Modena e Bologna, ho sentito da loro fatti incredibili: dodicenni che sniffano, bidelli spacciatori. Così mi è venuta l’idea di fare un film che fosse una provocazione, una favola cattiva, all’opposto delle cose alla Moccia o alla Brizzi, e che rappresentasse davvero il mondo dei giovanissimi”.
La visione disincantata, dura e violenta della gioventù moderna descritta da Salviati non ha ottenuto una critica favorevole, perché accusato di non approfondire il messaggio di denuncia della pellicola. Il film resta una fotografia, superficiale e pessimista della società odierna.
Moccia forse e’ troppo favolistico, ma Salviati sembra troppo pessimista.
Preferiamo l’Albachiara di Vasco Rossi.

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Borderland: quando la realtà terrorizza.

borderland22.jpg “Borderland-Linea di confine” è un movie diretto da ispirato da un tragico fatto di cronaca.
Nel 1989 un giovane studente di un college texano, insieme ad alcuni amici, e’ andato in Messico per un week end di divertimento. Il giovane e’ sparito per alcuni giorni, poi il suo corpo trucidato e’ stato ritrovato. Era stato vittima di una setta satanica. L’evento e’ accaduto a Matamoros, Messico.
In quegli stessi giorni il regista Berman, ignaro dell’accaduto, insieme ad alcuni amici guidava un camioncino e voleva attraversare il confine con il Messico.
La polizia li fermò e li interrogò per ore, volevano sapere se erano adepti di sette sataniche. Così il regista ed i suoi amici scoprirono, per caso, che si erano imbattuti in un’enorme caccia all’uomo organizzata per trovar lo studente texano scomparso. Il caso rincorse le prime pagine dei quotidiani per alcuni mesi, finché si trovò il corpo martoriato dello studente. A Matamoros, in seguito, fu scoperto un cartello della droga, che si celava dietro sette sataniche ed usava per benedire e proteggere i propri loschi traffici.
Il regista rimase sconvolto dall’accaduto: era giovane e si sentiva invincibile, proprio come lo studente texano, e come lui era in Messico solo per divertimento.
La trama di “Borderland” ripercorre i fatti di cronaca del 1989.
Ed (Brian Presley), Henry () e (Phil Rider Strong) sono studenti in viaggio verso il Messico e verso un weekend di divertimento ed eccessi. Locali, ragazze e tanto alcool: sono questi i motivi per cui i tre studenti sono a Matamoros. Ma uno dei tre studenti viene rapito da una setta satanica, che pratica . Così gli amici, con l’aiuto di un ex poliziotto, dovranno salvarlo.
Il film e’ un di buon livello, con bravi attori ed un buon ritmo.
La scelta della regia, che si barcamena tra la fiction ed il documentario, serve a richiamare il fatto che sia ispirato da una storia vera. Questo fa salire la tensione.
“Borderland” non aspira ad essere tra i migliori film della stagione, infatti non fa dietrologie né psicologie. La trama e’ scontata, la regia stenta e zoppica in molte parti. Comunque, con i suoi limiti e le sue mancanze, “Borderland” ha tanta azione, e fiumi di sangue.

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