La Mostra ricorda Tullio Kezich
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica ha ricordato Tullio Kezich nella Sala Grande proiettando il film Il terrorista (1963), opera prima di Gianfranco De Bosio.
Il film venne girato a Venezia e presentato alla 24esima edizione della Mostra.
Tullio Kezich è stato ricordato giovane, nel pieno della sua straordinaria e multiforme esistenza dedicata al cinema e alla cultura.
Tullio Kezich, grande critico cinematografico, commediografo e sceneggiatore italiano, è mancato lo scorso 17 agosto a 81 anni e nella sua biografia si contano moltissime collaborazioni importanti con riviste cinematografiche come Sipario, Cinema, Film, e quodiani come La Repubblica e il Corriere della Sera.
Direttamente dalla Mostra vogliamo scrivere, qui di seguito, una commovente testimonianza di spiegava Irving Thalberg, grande produttore della MGM, che spiega la sua abitudine di non mettere il nome sui film.
Fedele allo snobistico modello ho raramente firmato le mie produzioni anche quando mi sono costate fatiche sproporzionate, rotture di amicizie, lacrime e sangue. Non credo di essermi mai battuto come un leone per faccende che mi riguardavano direttamente, ma per difendere i miei film e i miei registi ho aggredito, mentito, malversato. Riguardo al problema della firma, l’unica eccezione seria è stata appunto Il terrorista. Lo firmai per orgoglio ed esasperazione, proprio perché fu un’iniziativa portata avanti in mezzo a contrasti interni ed esterni. De Bosio lo conoscevo dalla Mostra di Venezia del ’46, lo ritrovai nel ’61 all’indomani della costituzione della “22 dicembre” e nacque l’idea di fargli fare un film sulla sua esperienza di gappista. Per la sceneggiatura chiamammo Luigi Squarzina, che come autore di Tre quarti di luna era il più politicizzato dei drammaturghi nostrani. Per Gianfranco e Luigi affittammo una villetta al Lido, in modo che potessero scrivere la mattina e fare approfonditi sopralluoghi il pomeriggio. Tutto il film fu girato sui luoghi veri, tranne la biblioteca di Ca’ Foscari ricostruita alla Icet di Milano. Agli attori di teatro (Carraro, Quaglio, Bosetti) affiancammo intellettuali (Giuseppe Sormani, Neri Pozza), figure olmiane (il ragazzo Roberto Seveso di Il tempo si è fermato, Carlo Cabrini di I fidanzati che fa la staffetta del protagonsita), figure felliniane Cesarino Miceli Picardi (Anouk Aimée). Per il ruolo primcipale contattammo Yves Montand, che sarebbe venuto volentieri insieme con la moglie Simone Signoret, ma chiedevano 60 milioni. Dopo aver riflettuto su Francisco Rabal e John Saxon, prendemmo Volontè per un milione e mezzo; e fu una decisione felicissima.
(Tullio Kezich, in ‘Ndemo in cine. Tullio Kezich tra pagina e set, a cura di Sergio Toffetti, Torino, Lindau, 1998)
