Resolution 819: il massacro di Srebrenica

battiato.jpg“RESOLUTION 819” e’ il film scritto da Thierry Jonquet e diretto da Giacomo Battiato che si e’ aggiudicato il premio del Marc’Aurelio d’oro del pubblico come migliore film al . La Risoluzione delle n.819 è quella presa dal Consiglio di Sicurezza per accertare e condannare i crimini contro l’umanità perpetrati durante la guerra nei Balcani, all’indomani dell’indipendenza della Bosnia Erzegovina. Con questo mandato l’Alta Corte di Giustizia dell’Aja ha inviato un volontario a Srebrenica, il poliziotto francese Jacques Calvez (Benoit Magimel), per trovare le prove del . Il giovane commissario francese, infatti, ha dovuto indagare sulla strage di Srebrenica: 8mila bosniaci musulmani eliminati, nel luglio 1995, da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic. Dopo sei lunghi anni di ricerche con un team internazionale, il commissario francese scoprirà le fosse comuni piene di corpi smembrati e sparsi dagli stessi per deviare le ricerche. È un viaggio di sola andata per l’inferno. Sono 8000 le vittime, per lo più anziani e bambini, di cui neanche la metà e’ stata ancora identificata.
Il massacro di Srebrenica, ancora oggi, e’ una tragica pagina di storia che racconta la più imponente dai tempi della II guerra mondiale.
“RESOLUTION 819” e’ un racconto storico e politico, che vuole spiegare un accadimento poco ricordato in Italia ma ancora molto discusso nei Balcani e che ne mina la fragile stabilità.
Il film cerca di raccontare l’accaduto, con un’ottica documentaristica, puntando sulla rappresentazione del dolore e dello sgomento di chi scopre progressivamente la realtà, attraverso i corpi massacrati senza nome e le testimonianze degli assassini.
Degno di nota e’ il discreto cast e soprattutto la bellissima musica di Ennio Morricone che regala energia e vigore alle scene.
Il regista Battiato, famoso per le sue Fiction Tv, si cimenta con il grande schermo. Il risultato e’ un film discreto, senza infamia né lode. E’ stato premiato dal pubblico, probabilmente, più per il suo messaggio civico e storico che per la sua qualità cinematografica. Sicuramente e’ un film coraggioso e che fa riflettere, forse però più adatto alla tv che al cinema.

  • Share/Bookmark

“8” registi contro la povertà del mondo, sconfessati dall’ONU.

rom2.jpg8.jpegIl di Roma presenterà in anteprima mondiale e fuori concorso, il film collettivo “8” sugli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, programma delle per debellare la povertà nel mondo. Nel settembre del 2000, i governi delle si sono impegnati in otto obiettivi comuni al fine di ridurre della metà la povertà nel mondo, entro il 2015. Sradicare la povertà e la fame, garantire l’educazione primaria fondamentale, promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’AIDS, garantire la sostenibilità globale, sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo sono gli otto punti cardine del programma “”.
Otto registi – , , Jane Campion, Gus Van Sant, Gael Garcia Bernal, Gaspar Noe’, Jan Kounen e Abderrahmane Sissako – sono stati coinvolti per trattare in modo personale ciascuno di questi otto differenti temi-obiettivi. Il film e’ un progetto francese girato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti, all’Australia, all’Africa, per esprimere il proprio punto di vista raccontando, ognuno, uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che dovrebbero essere realizzati entro il 2015.
L’ , che inizialmente aveva dato il suo patrocinio, ha deciso di scomunicare la pellicola in quanto offensiva per il mondo islamico.
La pietra dello scandalo sarebbe il cortometraggio di , la regista indiana che ha scelto di raccontare la vera storia di una donna che lascia marito e figlio per diventare la seconda moglie di un integralista.
I produttori hanno anche denunciato le per aver boicottato il film, tanto da “impedirgli di andare al Festival di Cannes ed in altri festival”.
L’obiettivo del film e’ di ricordare a tutti di rispettare gli impegni presi per migliorare le condizioni di vita dei popoli. La pellicola rispecchia gli otto stili diversi dei registi, accumunati da un unico obiettivo: spiegare gli obiettivi disattesi del programma “”.
Alcuni cortometraggi sono migliori di altri, alcuni più discutibili, altri più noiosi: questo e’ il rischio annunciato dei film collettivi. La polemica e le critiche delle lasciano molto perplessi: la libertà di espressione e’ un principio della democrazia e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Loro interesse dovrebbe essere perseguire i governi firmatari a conseguire gli obiettivi prefissati, anche sensibilizzando i popoli su tali questioni.
Il regista ha sottolineato il punto dichiarando in conferenza stampa: “La soluzione a questi problemi non è nelle nostre o nelle vostre mani, ma in quelle di tutti i governi. Tutti noi possiamo impegnarci ed interessarci, noi ci abbiamo provato cercando di coinvolgere e sollecitare il grande pubblico a convincere i propri governi a rispettare le loro promesse”.
Il cinema serve anche a denunciare e neanche le possono metterlo a tacere.

  • Share/Bookmark